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martedì 28 aprile 2020

Giuseppe Ungaretti - San Martino Del Carso






Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello

di muro


Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto


Ma nel cuore

nessuna croce manca


E' il mio cuore

il paese più straziato.



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venerdì 31 gennaio 2020

Giuseppe Ungaretti - Nostalgia





Quando

la notte è a svanire

poco prima di primavea

e di rado

qualcuno passa


Su Parigi s'addensa

un oscuro colore

di pianto.


In un canto

di ponte

contemplo

l'illimitato silenzio

di una ragazza

tenue.


Le nostre

malattie

si fondono


E come portati via

si rimane.


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martedì 21 gennaio 2020

martedì 17 dicembre 2019

Giuseppe Ungaretti - Girovago






In nessuna

parte

di terra

mi posso

accasare.


A ogni

nuovo

clima

che incontro

mi trovo

languente

che una volta

già gli ero

assuefatto.


E me ne stacco sempre

straniero.


Nascendo

tornato da epoche troppo

vissute.


Godere un solo

minuto di vita

inizale.


Cerco un paese

innocente.


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martedì 29 ottobre 2019

Paul Verlaine - I saggi d'altri tempi




I saggi d'altri tempi. che valevano quelli di oggi,

credettero, e la questione ancora è poco chiara,

di leggere nel cielo le buone sorti e i disastri

e che ogni anima fosse legata ad un astro.

(Si è riso molto di questa spiegazione

del mistero notturno, senza pensare che il riso

è spesso ridicolo oltre che ingannevole.)


Ora, i nati sotto il segno di SATURNO,

fulvo pianeta, caro ai negromanti,

hanno fra tutti, secondo le antiche formule,

una buona dose di sventura e di bile.


Inquieta e debole, l'immaginazione

in loro rende vano lo sforzo della Ragione.

Sottile come veleno, ardente come lava,

e raro, il sangue cola e circola nelle loro vene

riducendo in cenere il loro triste Ideale.


Così devon soffrire i Saturnini, così

morire - ammesso che noi siamo mortali -

poichè il corso delle loro vite è disegnato,

linea per linea, dalla logica di un influsso maligno.


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mercoledì 2 ottobre 2019

Giuseppe Ungaretti - Paesaggi






Mattina

Ha una corona di freschi pensieri,

splende nell'aria fiorita.


Meriggio

Le montagne si sono ridotte a deboli fiumi e

l'invadente deserto formicola d'impazienze e

anche il sonno turba e anche le statue si

turbano.


Sera 

Mentre infiammandosi s'avvede ch'è nuda, il

flurido carnato nel mare fattosi verde bottiglia,

non è più che madreperla.


Notte

Tutto si è esteso, si è attenuato, si è confuso.

Fischi di treni partiti.

Ecco appare, non essendoci più testimoni,

anche il mio vero viso, stanco e deluso. 


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sabato 21 settembre 2019

Paul Verlaine - L'ora del pastore





La luna è rossa sul brumoso orizzonte:
nella nebbia che danza la prateria 
 s'addormenta fumosa, e la rana grida 
tra i verdi giunchi che un brivido attraversa; 
 
I fiori d'acqua chiudono le corolle:

in lontananza, dritti e serrati,

alcuni pioppi allineano i loro incerti spettri;

intorno ai cespugli vagano le lucciole:


Si svegliano i gufi e silenziosi

nell'aria nera remano con le ali pesanti,


e lo zenith si riempie di sordi bagliori.


Bianca, Venere emerge, ed è la Notte.



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mercoledì 22 maggio 2019

Giuseppe Ungaretti - Sono una creatura






Come questa pietra

di San Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disanimata.


Come questa pietra

è il mio pianto

che non si vede.


La morte

si sconta

vivendo.


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mercoledì 8 maggio 2019

Paul Verlaine - Passeggiata Sentimentale



Il tramonto dardeggiava i suoi ultimi raggi

e il vento cullava le pallide ninfee;

Le grandi ninfee tra i canneti

rilucevano tristi sulle acque calme.


Io, me ne andavo da solo, portando la mia piaga

lungo lo stagno, tra i salici

dove la bruma vaga evecava un fantasma

grande, lattiginoso, disperato

e piangente con la voce delle alzavole

che si chiamavano battendo le ali

tra i salici dove solo io erravo

portando la mia piaga; e la spessa coltre

di tenebre venne a sommergere gli ultimi

raggi del sole nelle sue onde smorte

e le ninfee, tra i canneti,

le grandi ninfee sulle acque calme.


Su spreaker troverete l'audio di questo testo:

https://www.spreaker.com/user/p.o.n.f.o.w./paul-verlaine-passeggiata-sentimentale

martedì 26 marzo 2019

Paul Verlaine - Marina




L'oceano sonoro

palpita sotto l'occhio

della luna in lutto

e palpita ancora,


mentre un lampo

brutale e sinistro

fende il cielo di bistro

con un lungo zig - zag chiaro,


e ogni onda,

con balzi convulsi,

lungo i frangenti

va, viene, brilla e grida


e nel firmamento,

dove corre l'uragano,

ruggisce il tuono

formidabilmente.


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mercoledì 13 marzo 2019

Giuseppe Ungaretti - Veglia






Un'intera nottata

buttato vicino

ad un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d'amore.


Non sono mai stato

tanto attaccato alla vita.


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mercoledì 6 marzo 2019

Giuseppe Ungaretti - Chiaroscuro






Anche le tombe sono scomparse


Spazio nero infinito calato

da questo balcone

al cimitero.


Mi è venuto a ritrovare

il mio compagno arabo

che s'è ucciso l'altra sera.


Rifà giorno.


Tornano le tombe

appiattite nel verde tetro

delle ultime oscurità

nel verde torbido

del primo chiaro.


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lunedì 3 dicembre 2018

Giosuè Carducci - Inno A Satana

Lettura della poesia Inno A Satana di Giosuè Carducci...

Questo testo, data la sua lunghezza - 200 versi - sarà diviso in quattro parti...Quindi verrà pubblicato dai punti di inizio di lettura...


A te, de l'essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso;
Mentre ne' calici
il vin scintilla
sì come l'anima
ne la pupilla;

Mentre sorridono
la terra e il sole
e si ricambiano
d'amor parole,
e corre un fremito
d'imene arcano
da' monti e palpita
fecondo il piano;

A te disfrenasi
il verso ardito,
te invoco, o Satana,
Re del convito.

Via l'aspersorio,
prete, e il tuo metro!
no, prete, Satana
non torna in dietro!

Vedi: la ruggine
rode a Michele
il brando mistico,
ed il fedele
spennato arcangelo
cade nel vano.

Ghiacciato è il fulmine
a Geova in mano.

Meteore pallide,
pianeti spenti,
piovono gli angeli
da i firmamenti.

Ne la materia
che mai non dorme,
Re dei i fenomeni,
Re de le forme,
sol vive Satana.
ei tien l'impero
nel lampo tremulo
d'un occhio nero,
o ver che languido
sfugga e resista,
od acre ed umido
provochi, insista.

Brilla de' grappoli
nel lieto sangue,
per cui la rapida
gioia non langue,
che la fuggevole
vita ristora,
che il dolor proroga,
che amor ne incora.

Tu spiri, o Satana,
nel verso mio,
se dal sen rompemi
sfidando il dio
de' rei pontefici,
de' re cruenti;
e come fulmine
scuoti le menti.

A te, Agramainio,
Adone, Astarte,
e marmi vissero
e tele e carte,
quando le ioniche
aure serene
beò la Venere
Anadiomene.

A te del Libano
fremean le piante,
de l'alma Cipride
risorto amante:

A te ferveano
le danze e i cori,
a te i virginei
candidi amori,

Tra le odorifere
palme d'Idume,
dove biancheggiano
le ciprie spume.

Che val se barbaro
il nazareno
furor de l'agapi
dal rito osceno
con sacra fiaccola
i templi t'arse
e i segni argolici
a terra sparse?

Te accolse profugo
tra gli dèi lari
la plebe memore
ne i casolari.

Quindi un femineo
sen palpitante
empiendo, fervido
nume ed amante,
la strega pallida
d'eterna cura
volgi a soccorrere
l'egra natura.

Tu a l'occhio immobile
de l'alchimista,
tu de l'indocile
mago a la vista,
del chiostro torpido
oltre i cancelli,
riveli i fulgidi
cieli novelli.

A la Tebaide
te ne le cose
fuggendo, il monaco
triste s'ascose.

O dal tuo tramite
alma divisa,
benigno è Satana;
ecco Eloisa.

In van ti maceri
ne l'aspro sacco:
il verso ei mormora
di Maro e Flacco.

Tra la davidica
nenia ed il pianto;
e, forme delfiche,
a te da canto,
rosee ne l'orrida
compagnia nera,
Mena Licoride,
Mena Glicera.

Ma d'altre imagini
d'età più bella
talor si popola
l'insonne cella.

Ei, da le pagine
di Livio, ardenti
tribuni, consoli,
turbe frementi
sveglia; e fantastico
d'italo orgoglio
te spinge, o monaco,
su 'l Campidoglio.

E voi, che il rabido
rogo non strusse,
voci fatidiche,
Wicleff ed Husse,
a l'aura il vigile
grido mandate:
s'innova il secolo,
piena è l'etate.

E già già tremano
mitre e corone:
dal chiostro brontola
la ribellione,
e pugna e prèdica
sotto la stola
di fra' Girolamo
Savonarola.

Gittò la tonaca
Martin Lutero;
gitta i tuoi vincoli,
uman pensiero,
e splendi e folgora
di fiamme cinto;

Materia, inalzati;
Satana ha vinto.

Un bello e orribile
mostro si sferra,
corre gli oceani,
corre la terra:

Corusco e fumido
come i vulcani,
i monti supera,
divora i piani;

Sorvola i baratri;
poi si nasconde
per antri incogniti,
per vie profonde;

Ed esce; e indomito
di lido in lido
come di turbine
manda il suo grido,
come di turbine
l'alito spande:
ei passa, o popoli,
Satana il grande.

Passa benefico
di loco in loco
su l'infrenabile
Carro del foco.

Salute, o Satana,
O ribellione,
O forza vindice
de la ragione!
Sacri a te salgano
gl'incensi e i voti!

Hai vinto il Geova
de i sacerdoti.
 
L'audio della lettura dal verso 105 al 136 è disponibile al seguente link:

https://www.spreaker.com/user/p.o.n.f.o.w./giosue-carducci-inno-a-satana-parte-2-da

L'audio della lettura dal verso 137 al 168 è disponibile al seguente link:

https://www.spreaker.com/user/p.o.n.f.o.w./giosue-carducci-inno-a-satana-parte-3-da

L'audio della lettura dal verso 169 al 200 è disponibile al seguente link:

https://www.spreaker.com/user/p.o.n.f.o.w./giosue-carducci-inno-a-satana-pt-4

La lettura completa del testo è disponibile su mixcloud:

https://www.mixcloud.com/terroristimusicali/inno-a-satana-giosu%C3%A8-carducci-lettura-completa/ 

lunedì 12 novembre 2018

Giosuè Carducci - Nevicata



Lenta fiocca la neve pe'l cielo cinereo: gridi,

suoni di vita più non salgon da la città.


Non d'erbaiola il grido o corrente rumore di carro,

non d'amor la canzon ilare e di gioventù.


Da la torre di piazza roche per l'aere le ore

gemon, come sospir d'un mondo lungi al di.


Picchiano uccelli raminghi a' vetri appannati: gli amici

spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.


In breve, o cari, in breve - tu calmati, indomito cuore -

giù al silenzio verrò, ne l'ombra riposerò.


L'audio è disponibile su spreaker:

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martedì 30 ottobre 2018

Giosuè Carducci - Mezzogiorno alpino



Nel grande cerchio de l'alpi, su 'l granito

squallido e scialbo, su' ghiacciai candenti,

regna sereno intenso e infinito

nel suo grande silenzio il mezzodì.


Pini ed abeti senza aura di venti

si drizzano nel sol che gli penetra,

sola garrisce in picciol suon di cetra

l'acqua che tenue tra i sassi fluì.



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martedì 23 ottobre 2018

Giosuè Carducci - Ballata dolorosa






Una pallida faccia e un velo nero

spesso mi fa pensoso de la morte;

Ma non in frotta io cerco le tue porte,

quando piange il Novembre, o cimitero.


Cimitero m'è il mondo allor che il sole

ne la serenità di Maggio splende

e l'aura fresca move l'acque e i rami,

e un desio dolce spiran le viole

e ne le rose un dolce ardor s'accende

e gli uccelli tra 'l verde fan richiami:

quando più par che tutto il mondo s'ami.


E le fanciulle in danza apron le braccia,

veggo tra 'l sole e me sola una faccia,

pallida faccia velata di nero.


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martedì 9 ottobre 2018

Giosuè Carducci - Notte Invernale






Innanzi. Innanzi. Per le foscheggianti

coste la neve ugual luce e si stende,

e cede e stride sotto il piè: d'avanti

vapora il sospir mio che l'aer fende.


Ogni altro tace. Corre tra le stanti

nubi la luna sul gran bianco, e orrende

l'ombre disegna di quel pin che tende

cruccioso al suolo informe i rami infranti,


Come pensier di morte desiosi

cingimi, o bruma, e gela de l'interno

senso i frangenti che tempestan forti;


Ed emerge il pensier su quei marosi

naufrago, ed a 'l ciel grida: O notte, o inverno,

che fanno giù ne le lor tombe i morti?


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martedì 5 giugno 2018

Giosuè Carducci - Il comune rustico






O che tra faggi e abeti erma su i campi

smeraldini la fredda orma si stampi

al sole del mattin puro e leggero,


o che foscheggi immobile nel giorno

morente su le sparse ville intorno

a la chiesa che prega o al cimitero.


Sotto la pioggia, tra la caligne

torno ora, e ad esse vorrei confondermi;

barcollo com'ebbro, e mi tocco,

non anch'io fossi dunque un fantasma.


Oh qual caduta di foglie, gelida,

continua, muta, greve, su l'anima!

Io credo che solo, che eterno,

che per tutto nel mondo è Novembre.


Meglio a chi'l senso samrrì de l'essere

meglio quest'ombra, questa caligine:

io voglio io voglio adagiarmi

in un tedio che duri infinito.




L'audio è disponibile su spreaker:

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lunedì 28 maggio 2018

Giosuè Carducci - Di notte


Pur ne l'ombra de' tuoi lati velami

gli umani tedi, o notte, ed i miei bassi

crucci ravvolgi e sperdi: a te mi chiami,

e con te sola il mio cuor solo stassi.


Di quai d'ozio promesse adempi e sbrami

gl'irrequieti miei spiriti lassi?

E qual doni potenza a i pensier grami

onde a l'eterno o al nulla errando vassi?


O diva notte, io non so già che sia

questo pensoso e presago diletto

ove l'ire e i dolor l'anima oblia:


Ma posa io trovo in te, qual pargoletto

che singhiozza e s'addorme de la pia

ava abbrunata su l'antico petto.


L'audio è disponibile su spreaker:

https://www.spreaker.com/user/p.o.n.f.o.w./giosue-carducci-di-notte